Fitoterapia

Piante officinali: il finocchio

FINOCCHIO (FOENICULUM VULGARE MILL)

Il Foeniculum vulgare, conosciuto volgarmente col nome di Finocchio selvatico, è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Umbelliferae.
Esso è conosciuto fin dai tempi antichi per le sue qualità organolettiche; la sua coltivazione, che ha dato luogo al Finocchio coltivato, o dolce, sembra essere iniziata attorno al 1500. Il Finocchio selvatico è originario delle zone mediterranee, in Italia è particolarmente diffuso lungo le zone costiere, fino ai 100o metri d’altezza. Si tratta di una pianta erbacea perenne, a volte biennale, con fusti ramificati, alti fino a circa un metro e mezzo. Le foglie sono sottili, e proprio da esse la pianta prende il nome: “foeniculum”, diminutivo di “foenum”, fieno viene dal latino e sta ad indicare una pianta dalle foglie sottili appunto come il fieno.
I fiori gialli sono riuniti in ampie ombrelle. Il frutto è un achenio molto aromatico, impropriamente chiamato seme, e rappresenta la parte che viene estratta ed utilizzata della pianta.

PERIODO BALSAMICO:
Tarda estate, inizio autunno.

NOTE STORICHE E SIMBOLISMO:
Il Finocchio era già conosciuto ai tempi della battaglia tra Ateniesi e Persiani nella pianura di Maratona, dove si legge che esso cresceva spontaneo. Plinio racconta che i serpenti si sfregano contro la pianta di Finocchio, dopo aver effettuato la muta annuale, per riacquistare la vista.: egli sostiene infatti che il Finocchio sia un ottimo rimedio per i disturbi degli occhi.
Nell’antica Roma il Finocchio era utilizzato per mascherare l’odore di cibi poco freschi e il sapore del vino inacidito: da qui sembra sia nato il detto “Non farsi infinocchiare”, cioè non lasciarsi imbrogliare con poco.
Quanto alle virtù medicinali del Finocchio, esse erano note da tempi antichissimi: Ippocrate ad esempio, prescriveva semi di Finocchio alle donne in caso di diminuzione o scomparsa del latte, un testo di medicina egiziano del II secolo riporta la ricetta di un cibo per malati di stomaco fatto con carne di piccione e di oca, fave, grano, cicoria, giaggiolo e finocchio.
Assieme ad Anice, Coriandolo e Cumino, il Finocchio fa parte della “Tisana dei 4 semi caldi”, nota per le sue qualità antifermentative utili contro il meteorismo intestinale.

PRINCIPI ATTIVI:
Il Finocchio contiene un ricco quantitativo di olio essenziale, fino all’ 8% del totale. In esso troviamo: trans-anetolo, cis-anetolo, estragolo, fencone, clavicolo, limonene, alfa-pinene, fellandrene, mircene, dianetolo e foto-anetolo. Troviamo poi flavonoidi, cumarine, steroli, acidi organici e zuccheri.

PROPRIETA‘:
Il Finocchio è usato dalla medicina popolare per le sue qualità carminative, antispasmodiche intestinali e stimolanti le funzioni digestive. Molti studi scientifici sono stati condotti per avvalorare questo utilizzo popolare. Il Finocchio agisce in effetti sulla muscolatura liscia dell’apparato digerente, regolarizzando la motilità e riducendo al tempo stesso la produzione intestinale del gas in eccesso., il che contribuisce a diminuire li spasmi intestinali e il dolore colico, come si è potuto dimostrare da uno studio condotto su 125 neonati affetti da coliche infantili. La sua attività antifermentativa lo rende utile nelle dispepsie e nelle coliche intestinali dovute a disbiosi e anomala fermentazione del contenuto gastroenterico.
Esso è inoltre conosciuto e usato come galattogeno, espettorante e blando diuretico sia in campo umano che in medicina veterinaria.
All’anetolo e ai suoi derivati sono attribuite le proprietà estrogeno simili riscontrabili negli estratti di Finocchio, che fanno un utile presidio terapeutico in caso di dismenorrea e disturbi del climaterio.

INDICAZIONI CLINICHE PRINCIPALI:

  • disturbi dispeptici e  digestivi
  • meteorismo, spasmi gastrointestinali, coliche gassose del neonato
  • insufficiente montata lattea
  • dismenorrea

E’ sconsigliato l’uso in corso di terapie ormonali in quanto gli estratti hanno attività estrogenica

E’ da assumersi dopo consiglio medico  e non sostituisce la terapia prescritta dal curante.