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Urologia

Prostata: non dimentichiamo la salute al maschile

Nel corso della vita si ammala un uomo su otto. La prevenzione non va sottovalutata neanche in tempi di pandemia.

Una patologia che è, in Italia come in molti altri paesi occidentali, la neoplasia più frequente tra gli uomini e che da sola rappresenta oltre un quinto di tutti i tumori diagnosticati a partire dai cinquant’anni di età. Il rischio è simile a quello del cancro al seno per le donne: nel corso della vita, si ammala di tumore alla prostata un uomo ogni 8. Stando agli ultimi dati disponibili, nel nostro paese sono circa 564mila gli uomini che vivono dopo una diagnosi, e per quest’anno sono attesi circa 36mila nuovi casi.

Sensibilizzare è particolarmente importante perché, nonostante tutto, la prevenzione maschile viene vissuta ancora troppo spesso come un tabù: per molti uomini è difficile mettere da parte remore e imbarazzi e rivolgersi al dottore.

I check-up annuali sono di  fondamentale importanza, specialmente per gli over 50.  E’ opportuno anche adottare stili di vita più salutari – come evitare un eccessivo apporto di grassi, l’obesità e il fumo, e fare più attività fisica.

Quanto peseranno i ritardi nelle diagnosi di tumore della prostata dovuti all’emergenza sanitaria? Stimarlo è difficile.

Ci si mette anche una pandemia a rendere più complicato andare dall’urologo o dall’andrologo per un controllo. Lo scenario che si prospetta – interi reparti di ospedali chiusi, visite bloccate – lo conosciamo, perché lo abbiamo già vissuto la scorsa primavera.
Uno studio che è stato  condotto in Italia ad un mese di distanza dal primo caso documentato di Covid-19 rivela che nel periodo iniziale, tra febbraio-marzo 2020, gli interventi chirurgici in 33 unità di urologia sono diminuiti di ben il 78%, tra cui anche quelli per tumore, calati del 35%. Con la seconda ondata, purtroppo, stiamo assistendo a una nuova riduzione degli interventi. Ed è per questo che è importante mantenere i controlli, per quanto possibile, per non aggiungere ritardo al ritardo.
La paura del coronavirus rischia di tener lontani i pazienti dagli ospedali, portandoli a rimandare la visita da uno specialista per i piccoli problemi urinari, che spesso sono l’occasione per i primi esami di screening.
In questo momento difficile, se non si hanno sintomi, segni clinici o di laboratorio, è possibile rimandare i controlli iniziali. In caso contrario, solo dopo un’attenta valutazione del medico è possibile valutare il rischio di procrastinare gli esami diagnostici o un eventuale trattamento.

A chi rivolgersi a CasaMedica? Al dr.Rodolfo Hurle urologo e andrologo

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