agopuntura e vulvodinia
Agopuntura e Medicina Cinese, Vulvodinia

L’agopuntura nel trattamento della vulvodinia

Più della metà delle donne con vulvodinia cercano approcci alternativi, non farmacologici, per il trattamento del loro disturbo. Le terapie naturali possono essere di supporto a quelle farmacologiche e alla riabilitazione del pavimento pelvico oppure possono essere scelte al posto dei farmaci tradizionali, a seconda delle situazioni e delle scelte individuali. L’agopuntura, secondo uno studio pubblicato nel 2019 sulla rivista scientifica The Journal of Sexual Medicine, è scelta dal 27% delle donne con vulvodinia, un numero quindi considerevole.

L’agopuntura è una tecnica terapeutica minimamente-invasiva , nata in Cina 2000 anni fa ed è uno strumento appartenente alla Medicina Tradizionale Cinese (TCM). Secondo la TCM, ci sono più di 2.000 punti di agopuntura sul corpo umano, che connettono 12 canali o meridiani principali e 8 secondari. Aghi sottili e sterili vengono inseriti in specifici punti lungo i meridiani.

Nonostante l’agopuntura fondi le sue radici in una pratica complessa e ritualistica, la semplice procedura di inserzione degli aghi, in particolare quando associata alla stimolazione elettrica degli aghi stessi,  ha molto in comune con diverse terapie convenzionali di neuromodulazione periferica. L’elettroagopuntura, che prevede il passaggio di corrente elettrica agli aghi, è infatti spesso usata per trattare il dolore, incluso quello neuropatico.

In Cina, l’agopuntura è tipicamente somministrata quotidianamente, mentre nei Paesi Occidentali è più frequente praticare sedute settimanali o bisettimanali.
E’ molto importante mantenere una costanza nei trattamenti per non perdere il beneficio acquisito seduta dopo seduta.

Tradizionalmente si pensa che l’agopuntura ripristini il normale flusso di energia (Qi) nel corpo.

Gli studi più moderni mostrano come l’agopuntura abbia multipli effetti a livello del sistema nervoso centrale e periferico.

La risonanza magnetica funzionale ha reso possibile studiare le risposte del cervello all’agopuntura.

Il rilascio di oppioidi endogeni, serotonina e norepinefrina potrebbero avere effetti a valle su nocicettori, citochine infiammatorie e altri meccanismi fisiologici che possono cambiare la percezione del dolore. Sappiamo anche che l’agopuntura influenza le fibre A-delta, alza il livello delle beta endorfine, desensibilizza il corno dorsale del midollo spinale e in questo modo spegne il sistema sensoriale del dolore, malfunzionante e iperattivo.

Nella vulvodinia, un trigger iniziale (es. infezioni vaginali micotiche ricorrenti) genera un impulso inappropriato e persistente sia nelle fibre C che nelle fibre A-delta. E’ stato dimostrato che l’agopuntura induce cambiamenti nei parametri di conduzione nervosa all’elettromiografia nella sindrome del tunnel carpale, nella paralisi di Bell e nella neuropatia diabetica (Dimitrova et al, 2017).

L’agopuntura è in genere ben tollerata, con pochi effetti avversi (Chan 2017).

Lievi effetti collaterali di solito vengono registrati nel 10% dei pazienti: stanchezza, dolore nel sito di inserzione, cefalea.

Altri effetti collaterali più fastidiosi, in 1.3 dei casi per 1000 trattamenti, possono essere: nausea, episodio lipotimico, esacerbazione dei sintomi, reazioni emotive intense.

Non vengono mai registrati eventi seri, come l’ospedalizzazione (MacPherson 2001 e 2004).

L’agopuntura porta spesso, collateralmente, anche al miglioramento di altri sintomi come quelli legati alla sindrome del colon irritabile, i sintomi vescicali/uretrali, l’insonnia, l’ansia e la fibromialgia (Cochrane 2013).

In conclusione, l’agopuntura può inserirsi in un approccio multimodale per il trattamento della vulvodinia. Un cardine fondamentale nella terapia del dolore vulvare cronico è la riabilitazione del pavimento pelvico; spesso questa viene accompagnata da farmaci miorilassanti, antinfiammatori e deputati al controllo del dolore neuropatico e integratori. In questo scenario, l’agopuntura può affiancare o sostituire i farmaci o gli integratori antinfiammatori, a seconda delle situazioni, ma sicuramente non può essere l’unico trattamento.

Spesso inoltre è necessario associare una dieta, una valutazione posturologica, trattamenti topici e la psicoterapia.

 

Dott.ssa Chiara Marra, ginecologa e agopuntore, coordinatrice dell’equipe dedicata alla cura della vulvodinia a CasaMedica.