leggerezza
Mindfulness, Psicologia

Lascia andare: la leggerezza è gioia

Di seguito troverai una storia che parla di “leggerezza”, penso possa ispirarti in questa fase dell’anno, a cavallo fra il vecchio e il nuovo, che ci vede “carichi” di ciò che c’è stato e proiettati a quel che sarà. Buona lettura.

C’era una volta un paese in cui ogni abitante aveva in dotazione uno zaino, proporzionato alla sua età e alle sue caratteristiche fisiche, né troppo piccolo, né troppo grande. Nello zaino andavano messe solo le cose che la persona era in grado di portare con sé, affinchè non fosse troppo pesante, né troppo leggero. Questo richiedeva due operazioni: una di ogni singolo abitante che aveva l’incarico di mantenere il peso giusto, l’altra da parte del revisore degli zaini che assegnava zaini adeguati alle caratteristiche delle persone.

Ogni abitante era lasciato libero di regolare il peso del suo zaino. Alcuni lo facevano tutti i giorni, alla fine della giornata, toglievano ciò che non intendevano portare con sé l’indomani. Altri lo facevano settimanalmente, altri magari una volta al mese. Altri lo facevano quando succedeva qualcosa che meritava di essere inserita nello zaino: allora svuotavano e sceglievano le cose vecchie da eliminare per dare spazio al nuovo.

Nel paese c’era un giovane non contento della capienza del suo zaino e voleva averne uno più grande. Aveva tante cose da metterci dentro, le voleva portare sempre con sé, non si accontentava dell’essenziale e contestava la legge. Lui si sentiva grande e grosso, capace e maturo di scegliere di avere uno zaino più capiente. “Ho le spalle grandi io!” continuava ripetere.

Decise così di andare dal revisore degli zaini per chiederne uno più grande. Il revisore era contrario e in tanti modi, cercò di dissuaderlo, ma poi cedette alla sua insistenza.

Il giovane era soddisfatto per aver ottenuto quello che voleva: si sentiva libero di riempire lo zaino di tutto ciò che capitava e non era più costretto ad eliminare ciò che voleva trattenere. All’inizio tutto fu semplice. Lo zaino era grande, c’era tanto spazio e lui continuava a mettere, senza eliminare nulla.

Con il tempo lo zaino si riempì e diventò sempre più pesante, anche per lui che aveva le spalle grosse: la leggerezza che un tempo lo caratterizzava era scomparsa, anche le cose le più semplici gli pesavano. Passarono giorni, mesi o forse anni, tutto sembrò scolorirsi.

Un giorno di primavera, si trascinò verso la porta e l’aprì: meraviglia!!! Venne colpito da una straordinaria luce, inspirò un intenso profumo di aria fresca, sentì chiacchiere gioiose di persone che si salutavano…

Sentì il risveglio dei sensi e una struggente nostalgia di piccole e semplici cose.

Capì subito cosa doveva fare. Si tolse lo zaino e lo svuotò. Vide quante cose inutili aveva conservato, quante cose aveva gelosamente custodito considerandole beni preziosi che invece si erano trasformati in pesi insostenibili. Vide che aveva riempito lo zaino di promesse non mantenute, di speranze deluse, di impegni non rispettati e, di dolori del passato che si erano risolti, che per qualche strana ragione, voleva trattenere. Si liberò di quei pesi e tornò dal revisore, che vedendolo arrivare, sorrise benevolo, felice per la leggerezza ritrovata.

 

Il protagonista a causa della difficoltà a scegliere cosa lasciar andare, perde giorno dopo giorno, la sua libertà e il suo equilibrio, ed entra in una crisi profonda: non è più felice, vive isolato nel suo mondo.

Questa storia ci ricorda che si vive e si cresce solo attraverso piccole e grandi separazioni. Tendiamo tutti nella vita a legarci troppo ad oggetti, luoghi, persone, convinzioni, eventi del passato, in parte ne abbiamo bisogno perchè ciò racconta la nostra storia e costruisce la nostra identità, ma fino ad un certo punto.

Nei nostri “zaini” c’è di tutto. Chi e cosa, nutre la nostra anima con gioia e rispetto e chi o cosa, causa tempesta, anche nei giorni più soleggiati?

Risvegliamoci, apriamo la porta, facciamoci toccare dalla luce, svuotiamo i nostri zaini: può essere complesso, ma nessuna grande conquista avviene a basso prezzo.

La parola “crisi” non ha un eco gioioso, eppure può rappresentare una preziosissima opportunità, può condurre ad un nuovo equilibrio psichico e a nuove consapevolezze.

Nella storia, è grazie alla crisi che il nostro amico riuscirà a tornare dal revisore degli zaini; il revisore è personaggio bellissimo, sorride, lo accoglie, non gli recrimina niente e così dobbiamo fare noi, con noi stessi, essere pazienti e compassionevoli, partecipare con gioia alla conquista di una nuova visione.

Non siamo ricchi per ciò che abbiamo, ma per ciò di cui possiamo fare a meno, quindi controlla il tuo “zaino”!  Buon anno, ti auguro luce e leggerezza.

Dr.ssa Maria Grazia Maiellaro, psicologa e psicoterapeuta, istruttrice di protocolli Mindfulness e practitioner EMDR.