pesticidi e salute
Nutrizione

Pesticidi e salute

L’impatto dei pesticidi sulla salute umana e ambientale. Colon irritabile, fertilità, allergie e intolleranze: ecco perché è importante mangiare prodotti italiani biologici e di stagione.

Report EFSA 2019 sui pesticidi

Dall ultimo report 2019 dell’agenzia europea per la sicurezza alimentare ( EFSA ), è emerso che oltre il 95% alimentari sono stati nei limiti di legge per la presenza di residui di pesticidi. Per quanto riguarda l’Italia, siamo sul podio per numero di campioni testati e secondi solo a Francia e Germania.

I risultati del programma di controllo europeo ( EUPC ) che si basa sull’analisi a campione di un paniere di prodotti alimentari ha fotografato una situazione in cui solo il 2% dei campioni contiene residui di pesticidi eccedenti i limiti di legge.

All’interno dell’iniziativa di controllo i campioni alimentari biologici testati hanno mostrato tracce di pesticidi al di sopra dei limiti massimi di residui (mrl) solo per l’ 1,3% dei prodotti, mentre i prodotti alimentari non biologici hanno mostrato un superamento dei limiti del 4,1%.

Si possono ritrovare tracce di questi prodotti anche negli alimenti derivati da animali, che non sono esenti da questa problematica.

Rapporto “stop pesticidi” di Legambiente

Il rapporto “stop pesticidi” di Legambiente pubblicato online il 17 dicembre 2020, segna una situazione generale regolare e priva di residui di pesticidi nel 52% dei campioni analizzati.

Anche se sul totale dei campioni alimentari analizzati quelli fuori legge non superano l’1,2% del totale c’è da notare che ben il 46,8% dei campioni regolari presentano uno o più residui di pesticidi.

Il problema vero oggi come oggi rimane il multi-residuo, ovvero la presenza di più residui di pesticidi e fitofarmaci in uno stesso alimento, che la legislazione europea non considera come non conforme nella somma della totalità dei pesticidi se ogni singolo livello di residuo non supera il limite massimo consentito.

È ormai noto da anni che per quanto riguarda i pesticidi, le interazioni di diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi addirittura sinergici a scapito della salute umana.

La frutta è la categoria nella quale si concentra la maggior presenza di campioni regolari con almeno un residuo 70%, con alcuni campioni di pere che ospitano fino ad 11 residui contemporaneamente. Sono state inoltre individuate 165 sostanze attive: l’uva da tavola e i pomodori risultano gli alimenti che racchiudono la maggior varietà di pesticidi e fitofarmaci, contenendo rispettivamente 51 e 65 miscele differenti. La contaminazione non risparmia neanche gli alimenti provenienti dall’estero. Tra tali alimenti possiamo annoverare un campione di bacche di goji contenente 10 residui diversi. Un’altro è il tè verde che presenta 7 residui e uno di foglie di curry proveniente dalla Malesia con 5 residui di cui tre irregolari. È necessario dunque rimarcare come i piani di controllo dei residui dei pesticidi, sia a livello europeo che nazionale. Perchè non valutano ancora in maniera adeguata la presenza di molti residui dei pesticidi negli alimenti e gli impatti sulla salute ad essi associati.

Effetti neurotossici

Alcuni pesticidi interferiscono con il funzionamento delle trasmissioni nervose degli organismi, causandone una sovra stimolazione e rappresentando un rischio per la salute umana e ambientale.

Effetti tossici per l’uomo e l’ambiente

Oltre ad effetti neurotossici, l’accumulo di sostanze di sintesi, cui i pesticidi, può portare anche alla produzione di radicali liberi (ROS). I ROS risultano altamente instabili chimicamente e anche se l’organismo tenderebbe a neutralizzarli attraverso gli antiossidanti. La loro eccessiva presenza provoca uno spinto stress ossidativo. Nell’uomo possono determinare l’insorgenza di malattie quali cancro, immunodeficienza e ipertensione, oltre ad inficiare sulla fertilità.

Purtroppo, attraverso lo sviluppo dell’industria di sintesi sono state rilasciate in ambiente sostanze che, sono molto simili agli ormoni secreti dall’organismo umano. Di conseguenza, queste sostanze hanno la stessa capacità di legarsi ai loro recettori limitandone il funzionamento, prendendo così il nome di interferenti endocrini. Tra questi sono annoverati anche molti pesticidi, alcuni dei quali banditi da molto tempo ma che purtroppo ancora persistono nell’ambiente come il DDT e l’atrazina.

Alcuni studi dimostrano che l’ accumulo di interferenti endocrini negli organismi acquatici come avviene nei pesci, pone un rischio anche per la salute umana. In quanto la contaminazione si può propagare attraverso la catena alimentare. Una volta accumulati in elevate quantità, possono provocare disfunzioni della tiroide e del metabolismo. Oltre al rischio di insorgenza di obesità e diabete, danni al sistema nervoso, aumento di incidenza di tumori al seno oltre che problematiche correlate al sistema riproduttivo.

Il glifosato

Tra le sostanze che possono portare a effetti tossici, una menzione particolare va riservata al glifosato. Sarebbe il componente principale della maggior parte degli erbicidi utilizzati a livello mondiale. Il suo utilizzo, negli ultimi anni è stato fonte di dibattito tra le comunità scientifiche istituzionali, incerte sulla sua effettiva tossicità e sul rischio per la salute umana.

Anche se inizialmente questo pesticida non era ritenuto nocivo per la salute umana, alla sua esposizione è stata associata di insorgenza di malattie nell’uomo e negli organismi naturali. Tanto vero che l’agenzia dell’OMS e massima autorità per la ricerca sul cancro ha dichiarato il glifosato cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l’uomo.

Secondo il rapporto ISPRA sulla presenza di pesticidi nelle acque nazionali, queste sostanze sono state tra le maggiormente presenti nei corpi idrici nazionali. E addirrittura superano con molta frequenza i limiti imposti per legge. Questo dimostra che l’erbicida non si degrada completamente in ambiente come inizialmente sostenuto.

Il glifosato è ampiamente impegnato a livello mondiale anche nella produzione di organismi geneticamente modificati OGM. Fra le coltivazioni più diffuse possiamo annoverare il cotone, il mais, la soia e la colza, nelle quali è stato alterato il genoma in modo tale da renderle resistenti all’ azione dell’erbicida, permettendo un impiego massiccio della sostanza ed inevitabilmente contaminando il prodotto finale. Soia, mais e colza OGM sono ampiamente utilizzate in zootecnia come mangimi, generando un accumulo di glifosato non solo nei fluidi biologici animali. Inoltre, propagano la contaminazione fino a raggiungere la nostra tavola tramite il consumo della loro carne e prodotti derivati.

A seguito della sempre più crescente contrastante letteratura sui rischi dovuti all’utilizzo del glifosato si è osservata un’inversione di rotta nella politica di molti paesi che tentano di limitarne l’utilizzo. In alcuni paesi, come l’Italia, in campo agricolo se ne vieta l’uso solo nella fase di preraccolta. Mentre è totalmente abolito nella gestione del verde urbano e delle aree frequentate dalla popolazione o dei gruppi vulnerabili. Così come sui suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’ 80% al fine di assicurare la protezione delle acque sotterranee.

Pesticisi e salute: conclusioni

Alla luce di quanto emerso si conclude che i prodotti agroalimentari italiani sono maggiormente tutelati dalla nostra legge. Per quanto concerne l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci facendone così preferire il consumo. Tra i prodotti italiani è sempre bene preferire alimenti di stagione che non necessitino di colture in serra e conseguente maggior utilizzo di tali composti. Tra i prodotti agroalimentari italiani e di stagione sicuramente quelli di derivazione biologica sono da preferire ad ulteriore garanzia di minor utilizzo di queste sostanze.

Un’alimentazione sana, variata ed equilibrata rimane quindi di forte raccomandazione per il trattamento e la prevenzione di disturbi quali il colon irritabile, l’intestino permeabile (leaky gut) e le annesse allergie/intolleranze nonché per promuovere la fertilità.

Stefania Ripamonti, nutrizionista.