didattica a distanza
Pedagogia

Appunti sulla didattica a distanza

Di cosa stiamo parlando quando usiamo il termine “didattica a distanza” , in gergo D.A.D?
(la scuola ha una particolare propensione alle sigle, che spesso sono poi utilizzate come veri e propri acronimi).

Si tratta di tutte quelle pratiche che i servizi per l’infanzia e le scuole hanno proposto nel periodo di sospensione dell’attività in presenza.

In questa esperienza nuova per molti, sono venuti a crearsi nuovi equilibri che hanno visto le Famiglie in prima linea.

Vorrei qui portare la vostra attenzione sulle difficoltà che i genitori incontrano in questa pratica.

In particolare, i genitori, che si rivolgono a me in qualità di pedagogista, si trovano a dover gestire un doppio ruolo: da una parte quello di genitore e dall’altra quello di maestro o insegnante “improvvisato”.

Questa esperienza è complessa e certamente non facile.

A questa difficoltà si aggiunge un rischio dal quale è necessario guardarsi: l‘interferenza dell’adulto nel processo di apprendimento autonomo dei bambini e delle bambine.

Nella esperienza scolastica tradizionale il fatto che i bambini si trovino fisicamente lontani, in ambienti dedicati all’apprendimento, riduce questa interferenza.

La presenza costante in casa e la necessità per i bambini e le bambine di svolgere la maggior parte dell’attività nell’ambiente domestico, può generare più facilmente  una dipendenza dagli adulti che sono a disposizione, in quanto vicini.

Come possiamo far fronte a queste difficoltà? L’organizzazione educativa ci può essere di aiuto.

È utile definire i tempi e gli spazi.

Gli adulti si accordano tra loro sul tempo in cui il bambino o la bambina si dedicano all’attività didattica.

Nel caso dei bambini piccoli in età da nido o da scuola dell’infanzia, valutano la partecipazione ai momenti proposti dal servizio o scelgono quando proporre un’attività.

Sarebbe utile definire giorno e ora, creare un appuntamento. Questo sostiene nei bambini il processo di integrazione dell’esperienza.

Per i bambini che frequentano la scuola primaria o secondaria, il tempo è scandito dalle lezioni, ma questo non basta.

 É necessario definire un tempo quotidiano che si ripete tutti i giorni, la continuità, insieme alla ripetitività è importante perchè l’esperienza sia di apprendimento.

Pertanto è utile stabilire orari e rispettarli. Ad esempio per la scuola primaria da un’ora a due ore e mezza a seconda dell’età.

La seconda variabile di cui tener conto è lo spazio. L’esperienza di apprendimento tradizionale avviene in un ambiente fortemente connotato: la scuola.
Nell’edificio scolastico, ci sono aule, banchi, sedie, laboratori, palestre, spazi all’aperto.

Cosa possiamo fare a casa?  

Sarebbe utile allestire uno spazio dedicato “alla scuola”.

Provate a caratterizzare lo spazio fisico in cui si ci si dedica a fare i compiti o a seguire una video lezione.

Un tavolo libero da altri materiali, un telo, una tovaglia o un cartellone che espliciti che quello è il momento in cui si svolge un’esperienza diversa da quella che normalmente si svolge in quel luogo. Potete pensare insieme ai bambini quali elementi usare per arredare lo spazio.

Pur tenendo presenti i limiti e le criticità della didattica a distanza e la convinzione che non possa in alcun modo sostituire la didattica in presenza, mi permetto di chiudere questa riflessione parlando delle nuove opportunità che questa esperienza di didattica a distanza può offrire alle Famiglie.

Il vissuto di questo anno ha portato nuovi equilibri.

Voi famiglie avete la possibilità di guardarvi, non solo come semplici fruitori di servizi, ma come veri e propri alleati insieme ad educatori, insegnati e professori nell’esperienza di apprendimento dei vostri figli e figlie.

Si tratta di assumere un nuovo senso di responsabilità educativa che può esprimersi in inedite forme di partecipazione alla realizzazione concreta dell’idea di comunità educante.

Desidero suggerire due azioni concrete per sperimentare questa partecipazione.

La prima è quella di restare in dialogo con i servizi attraverso le restituzioni che vorrete dare a educatori e insegnanti, rispetto a come state vivendo, insieme ai vostri figli questa nuova forma di fare scuola, facendo domande e cercando un confronto costruttivo. Dove possibile in maniera diretta, e quando non fattibile, attraverso le figure dei rappresentanti di classe.

La seconda azione che ritengo auspicabile è che restiate in contatto con le altre famiglie, attraverso gli strumenti che ritenete opportuni: organizzando telefonate tra i bambini, momenti di incontro.

Dr.ssa Lorenza Comi, pedagogista.