osteopatia e vulvodinia
Vulvodinia

Osteopatia, vulvodinia e dolore pelvico cronico

Trattamenti osteopatici mirati possono giovare laddove si presentino problemi posturali (che possono alterare il reclutamento dei muscoli del pavimento pelvico), disfunzioni strutturali di bacino e anca e disfunzioni viscerali a carico della vescica.
Sebbene le espressioni del dolore pelvico cronico portino a focalizzarsi sulle varie strutture della sfera urogenitale, è importante individuarne le possibili concause biomeccaniche a distanza.
Il nostro corpo infatti risulta collegato attraverso le diverse manifestazioni del tessuto connettivo: aponeurosi, tendini, legamenti, fasce viscerali e sierose costituiscono una rete complessa che si struttura in catene miofasciali.
Se all’interno della catena è presente un elemento perturbato, un “anello debole”, il problema si ripercuoterà sull’intera catena.
Questo ad esempio può succedere quando i diversi strati del “vestito” miofasciale che ci avvolge non solo superficialmente, ma arrivando anche a connettersi in profondità agli organi interni, non possono più scorrere tra loro a causa di aderenze cicatriziali, sia per esiti chirurgici che infettivi.
Oppure quando la funzionalità di organi solo apparentemente distanti risulta alterata (come ad esempio nel caso del colon irritabile, del reflusso gastroesofageo o della discinesia biliare) e tensioni meccaniche e squilibri pressori si possono trasmettere lungo legamenti e addensamenti connettivali o attraverso il peritoneo fino alla fascia endopelvica.
Non sono però soltanto le disfunzioni viscerali, ma anche quelle relative alla biomeccanica dell’arto inferiore e di tutto il “contenitore” degli organi urogenitali (ossa del bacino e vertebre lombari, muscoli del pavimento pelvico, ma anche muscolatura dell’anca, come i muscoli piriforme e otturatorio, e i legamenti sacrospinoso e sacrotuberoso) che possono generare, in una vera e propria catena di trasmissione, trazioni meccaniche anteriori e posteriori in grado di far ruotare l’asse del contenuto del piccolo bacino.
Le relazioni della fascia endopelvica con uretra e vescica, vagina e utero, retto e ano, nonché con nervi quali il pudendo, l’otturatorio, l’ileoinguinale e il genitofemorale, rendono quindi conto delle varie manifestazioni sintomatologiche raccontate dalle donne che soffrono di vulvodinia.
Nel lavoro di squadra dell’equipe multidisciplinare che si occupa di dolore pelvico cronico, è l’osteopata a giocare il ruolo di “meccanico del corpo”: guarda globalmente alla postura statica e dinamica della paziente e intercetta quelle alterazioni di mobilità delle strutture sopra citate in grado di perpetuare il circolo vizioso che sfocia nel dolore.
Dr.ssa Claudia Monti, Medico osteopata.