calcoli renali
Medicina Integrata, Urologia

Calcoli renali

Abbiamo deciso di affrontare, quest’oggi, il problema dei calcoli renali, identificati dal termine medico “nefrolitiasi” o “litiasi renale“, e lo abbiamo fatto sia dal punto di vista medico urologico che da quello dietistico.

Nello specifico, abbiamo coinvolto il dr Davide De Marchi, urologo all’Ospedale San Raffaele di Milano e a CasaMedica e la d.ssa Irene Pozzebon, dietista di CasaMedica, chiedendo loro quanto sono frequenti i calcoli renali, come vanno trattati e se si possono prevenire.

Cosa sono i calcoli renali?

Dr Davide De Marchi – Urologo:

I calcoli renali sono delle piccole aggregazioni di sali minerali, simili a “sassolini”, che si formano lungo il decorso delle vie urinarie e sono una patologia estremamente comune.

Essi si formano a seguito dell’aggregazione di alcune sostanze normalmente presenti nelle urine e, spesso, la loro presenza è correlata a scarsa idratazione, infezione delle vie urinarie, predisposizione genetica, alterata morfologia delle vie urinarie, assunzione di alcune classi di farmaci o presenza di altre patologie sistemiche che possono alterare l’equilibrio elettrolitico. Nel mondo occidentale, la prevalenza della litiasi renale è superiore al 10% e, negli ultimi 20 anni, ha avuto un incremento costante e progressivo.

La calcolosi può essere una condizione asintomatica, quando il frammento litiasico rimane localizzato a livello renale, oppure, in presenza di una migrazione dello stesso lungo la via escretrice, può essere causa di un dolore acuto ed improvviso che si estende nella regione lombare, noto come colica renale.

L’ecografia dell’addome rappresenta l’esame di primo livello in grado di identificare la calcolosi o, in alcuni casi, il segno indiretto di una litiasi reno ureterale ovvero la dilatazione dell’asse escretore.

La strategia terapeutica

Nella pianificazione della strategia terapeutica, molto spesso, si esegue una TAC che permette di valutare con maggior accuratezza, le dimensioni, la localizzazione e le caratteristiche della litiasi.

In presenza di una calcolosi non ostruttiva può essere valutata, in alcuni casi, una terapia alcalinizzante delle urine, per impedire un ulteriore incremento dimensionale della litiasi e talvolta assistere alla riduzione volumetrica della stessa.

La terapia farmacologica della colica renale prende il nome di “terapia espulsiva” ed è costituita da una serie di farmaci prescritti con lo scopo di lenire il dolore, agevolare il passaggio del calcolo lungo la via escretrice ed impedire la sovrainfezione delle vie urinarie.

Se il calcolo non viene espulso naturalmente, può essere necessario intervenire con lo scopo di eliminare l’ostruzione e preservare la funzionalità del rene.

In tal caso, una accurata valutazione TC (raggi X) della calcolosi è mandatoria per poter pianificare la strategia terapeutica più idonea.

Possiamo sottoporre il Paziente al trattamento con onde d’urto oppure all’utilizzo di tecniche endoscopiche o percutanee che ci permettono di trattare la litiasi renale sempre in maniera mini invasiva.

Queste prevedono l’utilizzo di strumenti endoscopici molto sottili, chiamati ureteroscopi, in grado di percorrere a ritroso la via escretrice, per andare a frantumare il calcolo mediante l’utilizzo di una fibra laser. Similmente, si può accedere direttamente alle cavità renali con un nefroscopio, attraverso una millimetrica incisione sul fianco.

L’esito finale di ogni trattamento non può prescindere da una corretta valutazione preoperatoria al fine di poter proporre il percorso più idoneo alle caratteristiche del Paziente.

Come si prevengono i calcoli renali?

L’indicazione più importante è sicuramente l’abbondante idratazione (1,5-2 litri al giorno) e condurre uno stile di vita sano, ma la d.ssa Pozzebon potrà consigliarvi la dieta migliore.

D.ssa Irene Pozzebon – Dietista:

Certamente, le scelte alimentari possono aiutare nella prevenzione di calcoli, in chi ne è predisposto, sia in prima battuta che in recidive.

Le linee guida dietetiche che mirano alla prevenzione della calcolosi, si basano su studi di popolazione e possono essere riassunte in questo modo:

  • elevata assunzione di acqua, circa 2 litri al giorno. Se si compra, preferire acqua ricca di magnesio (almeno 50 mg/l), altrimenti va bene anche quella del rubinetto;
  •    evitare bibite gasate zuccherate (coca cola, aranciata, sprite…) e limitare caffè e tè a 2 al giorno, con un consumo massimo di alcolici fino a 1 bicchiere di vino/birra, in uno dei due pasti principali;
  • limitare le porzioni di fonti proteiche, specialmente quelle animali: carne e pesce non dovrebbero superare i 150 g a crudo, uova fino a 2 per pasto, affettati fino a 50-60 g, formaggi stagionati 30-40 g e freschi sui 100 g; evitare il grana/parmigiano in aggiunta ai sughi o come ingrediente delle preparazioni. Alternare frequentemente tra loro questi alimenti ed inserire come loro alternativa una porzione di legumi, almeno 3-4 volte la settimana (40 g secchi o 120 g in scatola di ceci, ben sgocciolati e sciacquati, lenticchie, fagioli, fave…);
  •     inserire quotidianamente arance, mandarini, pompelmi, limoni, peperoni, broccoli, ricchi in vitamina C;
  •    inserire quotidianamente una porzione di alimenti ricchi di calcio come 1 bicchiere di latte, 1 vasetto di yogurt bianco, 1 pugno di frutta secca e/o semi oleaginosi, anche sotto forma di creme spalmabili;
  •     ridurre il quantitativo di sale e, per evitare di aggiungerlo alle pietanze, utilizzare limone, aceto, erbe aromatiche e spezie per condire; evitare il dado da cucina, salse e prodotti da forno o snack salati (patatine, taralli, grissini, arachidi e pistacchi tostati e salati…);
  •     assicurarsi quotidianamente verdura (meglio se cotta in abbondante acqua), frutta, cereali integrali e legumi.

Tutto questo, insieme ad uno stile di vita sano e ad una regolare attività fisica, anche di moderata intensità, può contribuire alla prevenzione della calcolosi, oltre a migliorare tutti gli aspetti qualitativi della vita.

A cura della Dott.ssa Irene Pozzebon, dietista e Dott. Davide De Marchi, urologo.