La tiroide in gravidanza svolge un ruolo particolarmente importante, soprattutto nelle prime settimane. Il feto completa, infatti, la formazione della propria tiroide intorno alla 20ª settimana di gravidanza e fino a quel momento dipende dalla funzione tiroidea materna.
Questo non significa, però, che tutte le donne che desiderano una gravidanza debbano necessariamente sottoporsi a esami tiroidei. Una tiroide sana è normalmente in grado di adattarsi al maggiore lavoro richiesto all’inizio della gestazione e la valutazione della funzione tiroidea viene raccomandata soprattutto in presenza di specifici fattori di rischio.
Se esiste già una patologia tiroidea, una familiarità oppure si sta affrontando un percorso di procreazione medicalmente assistita, è invece importante valutare la situazione insieme al ginecologo e all’endocrinologo.
Quando bisogna controllare la tiroide prima o all’inizio della gravidanza?
Il controllo della funzione tiroidea non è indicato automaticamente per tutte le donne con desiderio di gravidanza. È invece raccomandato quando sono presenti condizioni che aumentano la probabilità di una disfunzione tiroidea.
In particolare, la valutazione è indicata in caso di:
- precedente diagnosi di ipotiroidismo, ipertiroidismo o noduli tiroidei;
- positività nota agli anticorpi anti tiroide;
- assunzione di farmaci che possono interferire con la funzione tiroidea;
- parenti di primo grado con patologie tiroidee;
- precedenti aborti;
- sindrome di Down;
- precedente radioterapia al collo;
- precedente chirurgia tiroidea;
- infertilità;
- percorso di fecondazione assistita.
In queste situazioni il momento in cui eseguire gli esami e l’eventuale necessità di ulteriori controlli devono essere valutati sulla base della storia individuale.
Qual è l’esame principale per valutare la tiroide in gravidanza?
Il TSH è il principale marcatore della funzione tiroidea in gravidanza ed è quindi il parametro da valutare in prima battuta. L’interpretazione del risultato del dosaggio del TSH deve tenere in considerazione di normali variazioni del TSH che si verificano in tutte le gravidanze e che sono provocate dall’azione dell’HCG e da cambiamenti nelle proteine che trasportano gli ormoni tiroidei.
È normale avere il TSH basso nel primo trimestre?
Sì. Nel primo trimestre il TSH può fisiologicamente ridursi, anche al di sotto del limite inferiore del laboratorio, senza che questo significhi necessariamente la presenza di una patologia tiroidea.
Queste variazioni possono essere ancora più evidenti:
- nelle gravidanze gemellari;
- in presenza di nausea e vomito importanti.
Per questo motivo il valore del TSH deve sempre essere interpretato considerando il momento della gravidanza e il quadro clinico complessivo.
Se soffro di ipotiroidismo come devo comportarmi in vista di una gravidanza?
Una donna con ipotiroidismo adeguatamente trattato con ormone tiroideo può avere una fertilità sovrapponibile a quella di donne con una normale funzione tiroidea spontanea. Prima del concepimento è importante verificare che il TSH rientri nei valori indicati e, una volta iniziata la gravidanza, la terapia non deve essere sospesa autonomamente. Durante il concepimento e la gravidanza viene raccomandato l’utilizzo di levotiroxina, evitando alternative naturali o preparati a base di tiroide secca. Una gravidanza in una persona già in terapia per ipotiroidismo richiede quindi continuità nel monitoraggio endocrinologico, così da adattare il percorso alla situazione individuale.
TSH prima del concepimento: deve essere sempre inferiore a 2,5?
No. Non è necessario che il TSH sia inferiore a 2,5 in tutte le donne che cercano una gravidanza. Secondo le indicazioni riportate nelle linee guida più recenti considerate nel materiale clinico di riferimento, per una donna in terapia per ipotiroidismo è sufficiente che il TSH rientri nei valori di normalità del laboratorio perché la terapia possa essere considerata adeguata per il concepimento e l’inizio della gravidanza.
Il limite di TSH pari a 2,5 viene invece riservato a situazioni particolari, tra cui:
- infertilità;
- precedenti aborti multipli;
- percorsi di fecondazione assistita.
La revisione degli studi clinici riportata nelle linee guida[1] ha infatti evidenziato che normali oscillazioni del TSH comprese nei valori di riferimento, indicativamente tra 0,4 e 4, non modificano la fertilità e non influenzano il decorso della gravidanza.
Tiroidite di Hashimoto e gravidanza: serve sempre una terapia?
È importante distinguere due situazioni.
Hashimoto già trattata con ormone tiroideo
Le donne con anticorpi anti-tireoglobulina o anti-tireoperossidasi che stanno già assumendo ormone tiroideo non presentano fattori di rischio aggiuntivi noti per la funzione tiroidea in gravidanza rispetto alle persone con ipotiroidismo dovuto ad altre cause. Il percorso segue quindi le stesse indicazioni previste per altre forme di ipotiroidismo, come quelle conseguenti a chirurgia, radioterapia della tiroide o del collo oppure ipotiroidismo congenito.
Hashimoto con TSH normale e senza terapia
Se la tiroidite di Hashimoto è presente ma la funzione tiroidea è ancora normale, quindi con TSH entro i limiti di riferimento del laboratorio, non è necessario iniziare automaticamente una terapia al concepimento o all’inizio della gravidanza.
È invece indicato:
- controllare il TSH ogni 3-4 mesi nel periodo preconcezionale;
- eseguire una nuova valutazione del TSH all’inizio della gravidanza.
Tiroide e fecondazione assistita: perché il controllo è particolarmente importante?
Nel caso di un percorso di fecondazione assistita, la funzione tiroidea deve essere valutata precocemente.
Ci sono diverse ragioni:
- una disfunzione tiroidea può contribuire a irregolarità mestruali o mancata ovulazione;
- un aumento del TSH oltre i valori di riferimento durante la stimolazione ormonale può peggiorare la fertilità;
- la stimolazione con estrogeni prevista dal percorso può aumentare il TSH e rendere evidenti forme precedentemente subcliniche di ipotiroidismo.
Per questo, in un percorso di PMA, il controllo endocrinologico può essere parte integrante della valutazione preconcezionale.
Hashimoto e fecondazione assistita: la levotiroxina aumenta le probabilità di successo?
Se una donna con tiroidite di Hashimoto ha un TSH nei valori di normalità, l’introduzione dell’ormone tiroideo non ha dimostrato di aumentare la probabilità di buon esito della procreazione medicalmente assistita.
Le variazioni del TSH osservate durante la fecondazione assistita nelle donne con tiroidite di Hashimoto risultano inoltre sovrapponibili a quelle delle donne senza anticorpi antitiroide.
La sola positività anticorpale deve quindi essere valutata nel contesto della funzione tiroidea effettiva e del percorso riproduttivo della persona.
Iodio, tiroide e gravidanza: perché è importante?
Ogni donna che desidera una gravidanza deve prestare attenzione all’apporto di iodio, perché questo elemento è necessario alla produzione degli ormoni tiroidei.
L’apporto può essere sostenuto attraverso l’alimentazione, in particolare con pesce e uova, mentre l’eventuale integrazione di iodio deve essere valutata dal medico.
Il fabbisogno assume particolare importanza perché:
- durante il primo trimestre la madre produce ormoni tiroidei sia per sé sia per il feto;
- in gravidanza aumenta la perdita di iodio attraverso le urine;
- durante l’allattamento una parte dello iodio materno passa nel latte.
L’eventuale supplementazione non dovrebbe quindi essere impostata autonomamente, ma discussa con il professionista che segue la gravidanza.
Noduli tiroidei e gravidanza: quali controlli sono necessari?
In presenza di noduli tiroidei con funzione tiroidea normale, è consigliabile anticipare il controllo del TSH all’inizio della gravidanza.
La rivalutazione ecografica dei noduli viene generalmente effettuata dopo la gravidanza. In base alle caratteristiche ecografiche e alla storia individuale, l’endocrinologo può tuttavia indicare controlli differenti.
La presenza di un nodulo non implica quindi automaticamente la necessità di modificare il normale percorso della gravidanza: è il quadro complessivo a guidare le decisioni.
Malattia di Basedow e gravidanza: perché richiede una pianificazione specifica?
La malattia di Basedow è una forma autoimmune di ipertiroidismo e richiede una gestione specifica in relazione alla gravidanza. Generalmente viene consigliato di programmare il concepimento quando la malattia è in remissione. I motivi sono diversi:
- l’ipertiroidismo può alterare la regolarità del ciclo e l’ovulazione;
- i farmaci utilizzati per il trattamento dell’ipertiroidismo possono essere tossici per il feto;
- gli anticorpi contro il recettore del TSH caratteristici della malattia possono attraversare la placenta e, dopo la 20ª settimana, interessare la tiroide fetale provocando gozzo e ipertiroidismo nel bambino.
In presenza di malattia di Basedow, la pianificazione della gravidanza deve quindi avvenire con il supporto dell’endocrinologo e del ginecologo.
Per quanto tempo va controllata la tiroide dopo il parto?
È consigliabile essere seguite da un endocrinologo già dal periodo del concepimento e almeno fino a 6 mesi dopo il parto.
Il post partum rappresenta infatti un periodo in cui possono comparire nuove patologie tiroidee oppure riacutizzarsi condizioni già presenti. Durante la gravidanza il sistema immunitario riduce la produzione di alcuni anticorpi per favorire la tolleranza nei confronti del feto; dopo il parto questa attività immunitaria aumenta nuovamente e può influire sull’andamento delle patologie tiroidee autoimmuni.
Per le persone con una patologia tiroidea nota, il monitoraggio dovrebbe continuare con regolarità nonostante gravidanza e parto.
In sintesi: quando rivolgersi all’endocrinologo?
Una valutazione endocrinologica può essere particolarmente utile se si sta programmando una gravidanza o se la gravidanza è già iniziata e sono presenti:
- una patologia tiroidea conosciuta;
- una precedente positività agli anticorpi antitiroide;
- noduli tiroidei;
- familiarità di primo grado per patologie tiroidee;
- precedenti interventi o radioterapia alla tiroide o al collo;
- infertilità o aborti pregressi;
- un percorso di fecondazione assistita;
- valori del TSH da interpretare nel contesto della gravidanza.
Il controllo della tiroide in gravidanza non consiste infatti soltanto nel confrontare un numero con i valori di riferimento: il risultato va interpretato considerando storia clinica, eventuali terapie, fase della gravidanza e percorso riproduttivo.
Ginecologia ed endocrinologia per la gravidanza a Bergamo
Questo articolo è stato scritto dalla Dottoressa Danila Covelli, endocrinologa a CasaMedica.
Se hai una patologia tiroidea già diagnosticata, una familiarità, valori del TSH da approfondire o stai programmando una gravidanza, puoi prenotare una visita ginecologica o endocrinologica a CasaMedica a Bergamo, oppure contattare la segreteria per capire quale valutazione può essere più adatta alla tua situazione.
Quando una condizione tiroidea si intreccia con il desiderio di gravidanza, con la fertilità o con una gestazione già iniziata, può essere utile coordinare la valutazione ginecologica ed endocrinologica.
CasaMedica è un centro polispecialistico di Medicina Integrata nel centro di Bergamo e lavora attraverso il confronto tra professionisti di discipline differenti. Tra le aree coinvolte nei percorsi di fertilità e gravidanza sono presenti ginecologia, ostetricia ed endocrinologia.
Note
[1] Korevaar TIM, Leung AM, Alexander EK, et al. American Thyroid Association 2026 Guidelines for Thyroid Disease in Preconception, Pregnancy, and Postpartum. Thyroid. 2026;36(5):481–544. doi:10.1177/10507256261445624.

